Dissociazione dell’identità e dinamica narcisista: “I fratelli Karamazov” letti da Antonio Semerari.
Dal vocabolario Treccani: orgóglio s. m. – 1. Stima eccessiva di sé; esagerato sentimento della propria dignità, dei proprî meriti, della propria posizione o condizione sociale, per cui ci si considera superiori agli altri 2. Con senso attenuato (per influenza del fr. orgueil), sentimento non criticabile della propria dignità, giustificata fierezza; anche, amor proprio.
In senso attenuato, insomma, l’orgoglio assume le caratteristiche di uno stato mentale prosociale, nel momento in cui ci spinge a fare bene, e quelle di un’emozione che è il contrario della vergogna: quando siamo orgogliosi sentiamo di occupare più spazio nel mondo, siamo fieri, il portamento segue lo stato mentale e camminiamo a testa alta, con il torace allargato, gonfio di questo sentire, il nostro Io si rafforza.
A volte l’orgoglio non è solo il sano piacere di chi è soddisfatto di sé e delle proprie azioni, ma è l’unico strumento per evitare l’umiliazione e non sentire dentro di sé il nulla, quel senso di vuoto che spesso è precursore e antidoto alla dissociazione traumatica.
Ivan Karamazov, come gli altri personaggi dell’opera “I fratelli Karamazov”, viene trattato come una persona reale nel testo di Semerari, “il delirio di Ivan. Psicopatologia dei Karamazov”, dove, a partire dalle vicende traumatiche che lui e i fratelli hanno vissuto, viene ricostruito il suo delirio, appunto, alla luce di un disturbo dell’identità che lo porta progressivamente a costruire un alter con il quale intratterrà un fitto dialogo alla fine del romanzo. L’umiliazione e la vergogna che sperimenta Ivan è quella di un ragazzo introverso ed intellettualmente dotato quando si rende conto che vive grazie ai favori altrui e che viene da una famiglia il cui capo viene da tutti considerato un essere abietto: dal punto di vista affettivo la sua storia è poi caratterizzata da abbandono e  attaccamento disorganizzato con una madre affetta da problemi mentali. Il mondo si connota quindi come traumatico e umiliante, per cui il senso di vuoto in cui talora il fanciullo si perde serva ad annullare emozioni negative: la strada che trova il ragazzo è quella della completa dedizione agli studi, al coltivare una mente assai brillante, che, tuttavia, non lo porta a spiccare il volo recandosi all’estero per completare gli studi, bensì a tornare nel paese natale, nella casa che tanto aveva disprezzato, passo che gli costa lo scompenso dissociativo. Il perchè di questo passo?
Benchè in Ivan si sia creata una dinamica narcisistica in cui lui si condanna al culto del proprio Io, tentando di marcare la distanza dagli altri attraverso la superbia, il disprezzo e tentando di smarrire il senso di appartenenza e l’empatia, allo scopo di non smarrirsi nel senso di vuoto e tenere integro il sé, il distacco altezzoso del narcisista non gli riesce bene, il suo non è un carattere freddo, e si innamora di Katerina, l’infelice fidanzata del fratello Dmitrij, motivo principale per cui torna al luogo natio. È proprio qui che si attivano i suoi processi dissociativi, dicevamo, poiché l’integrità del suo Io viene minacciata e a quel punto barcolla anche l’estrema barriera al dissolvimento identitario, il narcisismo, creando l’altra metà di Ivan.
L’episodio che scompensa il problema è l’incontro con Smerdiakov, il lacchè figlio adottivo della servitù nato in casa di Ivan, si vociferava, dal suo stesso padre: la personalità di questo soggetto è quella del narcisista covert, maligno, vuoto, privo di empatia, che fa si da mostrare a Ivan una parte di sé che fino ad allora aveva sempre messo a tacere, e il contatto con questo tipo di male frantuma così l’equilibrio tenuto in piedi dalla dinamica narcisista, quando Ivan intravede dentro di sé l’intenzione, affatto grandiosa e piena di valori, di desiderare la morte del padre per avere accesso alla sua eredità e poterne fruire con il suo grande amore. Riconoscendo il male dentro si sé, rispecchiato dalla figura di Smerdiakov, Ivan soccombe alla dissociazione dell’identità.
Ma alla fine del romanzo si assiste, dopo questa lunga descentio ad inferos, ad un processo di parziale reintegrazione, benchè il finale sia piuttosto aperto: quello che sicuramente possiamo apprezzare sia nel romanzo, che nel testo di Semerari, è la grande capacità di entrambi autori di un’analisi sottile dell’animo e della mente dei personaggi, all’interno dei cui vissuti possiamo camminare per capire come funzioniamo noi tutti e che percorsi facciamo in virtù delle condizioni al contorno.
Buona lettura, dunque!